Pacemaker leadless nella pratica clinica italiana: i risultati della survey AIAC
La survey promossa dall’Associazione Italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione (AIAC) ha analizzato la diffusione, le modalità d’uso e le principali criticità associate all’impianto di pacemaker leadless (LPM) in Italia, a dieci anni dall’introduzione di questa tecnologia.
Il questionario, composto da 22 domande a risposta multipla, è stato completato da 92 specialisti operanti in 81 centri distribuiti sul territorio nazionale, di cui il 31% non eseguiva impianti di L-PM.
I risultati confermano che l’adozione del LPM rimane limitata a specifici sottogruppi di pazienti: i principali criteri indicati per la scelta del dispositivo leadless sono state le controindicazioni anatomiche all’approccio transvenoso (78%), l’elevato rischio infettivo (74%) e una pregressa estrazione di PM per infezione (64%). L’età >60 anni è stata considerata la più adatta nel 60% dei casi, con una prevalenza per la fascia 61-80 anni. Solo l’1% dei rispondenti ha indicato l’impianto in pazienti <40 anni.
Tra i centri impiantatori, le principali limitazioni all’adozione del LPM sono risultate essere il costo del dispositivo (49%), l’assenza di stimolazione atriale (28%), la mancanza di specifici tool per l’estrazione (11%) e di dati consolidati sulla sostituzione del generatore (11%). Nei centri non impiantatori, la barriera principale è risultata l’indisponibilità del dispositivo presso la struttura (35%), seguita dalla mancanza di tool dedicati per l’estrazione (29%) e dal costo (15%).
Dal punto di vista procedurale, l’impianto è stato eseguito nella maggior parte dei casi in anestesia locale (77%) e con tempi contenuti: durata mediana <40 minuti e fluoroscopia <10 minuti nell’88% dei casi. Le complicanze segnalate hanno interessato un terzo dei centri (33%), principalmente correlate all’accesso vascolare. Due casi di tamponamento cardiaco sono stati segnalati. La necessità di riposizionamento del dispositivo è stata riportata nel <10% delle procedure dalla maggioranza dei centri.
Nel follow-up, solo l’8% ha osservato malfunzionamenti del dispositivo che hanno richiesto il passaggio ad altre modalità di stimolazione. Il monitoraggio remoto è stato utilizzato in oltre il 70% dei pazienti in un terzo dei centri, mentre un altro terzo ha preferito il follow-up ambulatoriale.
Questa survey fornisce una fotografia aggiornata dell’impiego del pacemaker leadless nella pratica clinica italiana, evidenziando come fattori economici e tecnologici ne limitino l’adozione a pazienti selezionati, principalmente anziani e a rischio infettivo elevato. La disponibilità futura di sistemi dual-chamber e di strumenti dedicati per la gestione a lungo termine potrebbe favorirne una più ampia diffusione.
Fonte
Rordorf R, De Regibus V, Bontempi L, et al. Leadless pacemaker implantation in real‐world clinical practice: An Italian survey promoted by the AIAC (Italian Association of Arrhythmology and Cardiac Pacing). J Arrhythm. 2025 Mar 24;41(2):e70045. doi: 10.1002/joa3.70045. PMID: 40130220; PMCID: PMC11931594.