Significato prognostico della frequenza cardiaca notturna rilevata dal monitoraggio remoto nei pazienti con scompenso cardiaco portatori di defibrillatore
Pubblicati su Heart Rhythm i risultati di uno studio multicentrico italiano sul significato clinico della FC notturna e della FC media nelle 24 ore ottenuta mediante monitoraggio remoto dei dispositivi cardiaci impiantabili in una popolazione di pazienti con scompenso cardiaco portatori di defibrillatore.
Vi sono numerose evidenze in letteratura che dimostrano che nei pazienti con scompenso cardiaco un’elevata frequenza cardiaca a riposo si associa ad un aumentato rischio di eventi cardiovascolari. Mancano tuttavia dati univoci sul significato prognostico della frequenza cardiaca a riposo e notturna, rilevata mediante monitoraggio remoto, nei pazienti con scompenso cardiaco cronico, portatori di dispositivi cardiaci impiantabili.
Recentemente sono stati pubblicati su Heart Rhythm i risultati di uno studio multicentrico italiano cha ha avuto lo scopo di indagare il significato clinico della frequenza cardiaca notturna e della frequenza cardiaca media nelle 24 ore ottenuta mediante monitoraggio remoto dei dispositivi cardiaci impiantabili, in una popolazione di pazienti con scompenso cardiaco portatori di defibrillatore.
Lo studio
Gli autori dello studio hanno analizzato i trend giornalieri di frequenza cardiaca notturna, di frequenza cardiaca media nelle 24 ore e di attività fisica giornaliera in una popolazione di pazienti con scompenso cardiaco cronico, in terapia con β-bloccanti portatori di defibrillatori cardiovertitori impiantabili (ICD) o defibrillatori per terapia di resincronizzazione cardiaca (CRT-D). I pazienti sono stati raggruppati in base al frequenza cardiaca notturna media ed al quartile di frequenza cardiaca media nelle 24 ore durante il follow-up ed è stata valutata l’incidenza di morte non aritmica e di tachicardia/fibrillazione ventricolare (TV/FV) trattata dal dispositivo nei diversi gruppi.
In totale sono stati arruolati 1.330 pazienti (età mediana 69 anni; 41% portatori di CRT-D). Il follow-up mediano è stato di 25 mesi. Rispetto ai pazienti del quartile più basso di frequenza cardiaca media notturna (≤57 battiti/min), i pazienti del quartile più alto (>65 battiti/min) avevano un rischio maggiore di morte non aritmica (hazard ratio 2,25; intervallo di confidenza al 95% 1,13-4,50; P = 0,021) e di TV/FV (hazard ratio 1,98; intervallo di confidenza al 95% 1,40-2,79; P < 0,001) ed erano caratterizzati da un livello più basso di attività fisica quotidiana (P ≤ 0,0004 rispetto a tutti gli altri quartili di frequenza cardiaca media notturna). I pazienti del quartile più alto di frequenza cardiaca media nelle 24 ore (>75 battiti/min) mostravano un aumento del rischio di TV/FV (hazard ratio 2,13; intervallo di confidenza al 95% 1,52-2,99; P < 0,001) e un'associazione più debole, ma comunque statisticamente significativa, con la mortalità non aritmica (hazard ratio 1,80; intervallo di confidenza al 95% 1,00-3,22; P = 0,05) rispetto ai pazienti del quartile più basso (≤65 battiti/min). In conclusione, i risultati di questo studio dimostrano che nei pazienti con scompenso cardiaco cronico, portatori di ICD o CRT-D, in terapia con β-bloccanti, sottoposti a monitoraggio remoto, frequenze cardiache elevate (frequenza cardiaca media notturna >65 battiti/min e media nelle 24 ore >75 battiti/min) sono associate ad un aumento della mortalità non aritmica e del rischio di TV/FV.
Bibliografia
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