Elementi Elettrocardiografici evidenti ed occulti in corso di ritmo extrasistolico ventricolare
Scopri come un'extrasistole ventricolare può influenzare il battito successivo attraverso il fenomeno della conduzione occulta. Analizziamo il meccanismo elettrocardiografico che causa il "salto di via" e il conseguente prolungamento dell'intervallo PR.
A cura di Dott.ssa Locati dell’Area Aritmologia non invasiva di AIAC.
Il tracciato riporta una breve sequenza di aritmia da extrasistolia ventricolare a cadenza bigemina, ad accoppiamento costante. La morfologia dei BEV è caratteristica per origine dal tratto di efflusso del ventricolo destro (si noti la morfologia a tipo blocco di branca sinistro nelle precordiali e l’asse strettamente verticale diretto dall’alto al basso nelle derivazioni periferiche). Successivamente ai battiti ectopici, il primo complesso evidenzia una attivazione cardiaca in toto e la corrispondente ripolarizzazione ventricolare che rientrano nei limiti di normalità. Una attenta valutazione evidenzia un evidente prolungamento dell’intervallo PR dopo ogni extrasistole: il fenomeno può sfuggire ad uno sguardo affrettato, ma è frequentemente ritrovabile nella comune aritmologia elettrocardiografica.
L’intervallo PR post extrasistolico (240 msec) è consistentemente più lungo rispetto al basale (140 msec). Il diagramma di Shamroth evidenzia come il fenomeno sia dovuto alla conduzione occulta retrograda del battito ectopico sulla via rapida della giunzione atrio-ventricolare: tale via viene depolarizzata senza che l’impulso riesca ad attivare gli atri. La depolarizzazione occulta, selettiva per la via rapida, determina l’impossibilità di questa ultima nel condurre il successivo impulso sinusale che pertanto utilizzerà la via lenta per arrivare ai ventricoli. Il risultato di questo «salto» di via è appunto il prolungamento dell’intervallo PR. Il fenomeno della conduzione occulta retrograda dei battiti ectopici ventricolari deve essere riconosciuto in quanto in alcuni casi si rende responsabile di battiti reciproci se non addirittura dell’innesco di rientri giunzionali veri e propri.