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Terapie innovative nello scompenso cardiaco: la modulazione della contrattilità cardiaca


Pubblicazione: 22 Gennaio 2024


Tempo di lettura: 1 min


Lo scompenso cardiaco è dovuto ad un'anomalia strutturale e/o funzionale del cuore che determina un deterioramento della funzione del muscolo cardiaco tale da renderlo incapace a soddisfare in maniera adeguata le esigenze dell’organismo.

A cura della Task force AIAC per i pazienti

Chairmen: Giovanni Bisignani, Ospedale di Castrovillari (CS)

Co-Chairmen: Domenico Potenza, Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza, San Giovanni Rotondo (FG)
Membri: Gianluca ComerciGiuliano D’AlterioAndrea Madeo

Cos’è lo scompenso cardiaco?

Lo scompenso cardiaco è dovuto ad un'anomalia strutturale e/o funzionale del cuore che determina un deterioramento della funzione del muscolo cardiaco tale da renderlo incapace a soddisfare in maniera adeguata le esigenze dell’organismo.
La sintomatologia più comune consiste in affanno o dispnea, ridotta tolleranza allo sforzo, affaticamento, stanchezza, palpitazioni o battito irregolare, gonfiore alle caviglie ed alle gambe, difficoltà a dormire con un solo cuscino. Naturalmente, se la malattia progredisce, questi sintomi e segni si possono rendere sempre più evidenti e frequenti.
Lo scompenso cardiaco rappresenta la prima causa di ricovero in ospedale negli ultrasessantacinquenni. In Italia sono circa 600.000 persone con questa patologia e si stima che la sua prevalenza raddoppi a ogni decade di età (dopo i 65 anni arriva al 10% circa), ma è probabile che la reale prevalenza sia più alta.
Purtroppo, lo scompenso cardiaco è una patologia sempre più frequente anche a causa dell’aumento dell’età e dell’aumento della sopravvivenza, per il miglioramento del trattamento dell’infarto del miocardico e delle malattie croniche come l’ipertensione arteriosa ed il diabete, ed è un problema di salute pubblica di enorme rilievo.

Quali sono le cure per lo scompenso cardiaco oggi disponibili?

Numerosi sforzi sono stati compiuti negli anni per migliorare la terapia di questa cardiopatia, che si avvale di presidi farmacologici a volte coadiuvata da presidi non farmacologici, come la terapia elettrica (pacemaker biventricolari, defibrillatore ICD).
La terapia ha comunque l’obiettivo di ridurre la mortalità, prevenire i ricoveri ricorrenti a causa del peggioramento dello scompenso cardiaco ed il miglioramento dello stato clinico, della capacità funzionale e della qualità della vita. Purtroppo, in alcuni pazienti, nonostante la migliore terapia oggi a disposizione, la malattia progredisce con aggravamento della sintomatologia che limita la qualità di vita.

Cos’è la modulazione della contrattilità cardiaca?

La modulazione della contrattilità cardiaca è un’innovativa terapia elettrica dello scompenso cardiaco che viene erogata da un dispositivo molto simile ad un pacemaker tradizionale grazie alla emissione di impulsi elettrici ad alto voltaggio, non percepibili dal paziente, mediante due elettrocateteri fissati nel setto della camera ventricolare destra. Gli impulsi elettrici scaricano durante la depolarizzazione del ventricolo sinistro modulando nella cellula cardiaca il rilascio del calcio intracellulare e la neosintesi di proteine contrattili.

Questa modalità di stimolazione non ha lo scopo di produrre il battito del cuore, come avviene per i pacemaker, ma determina una rimodulazione del metabolismo del calcio. Nel cuore scompensato, infatti si riduce l’attività dei geni e delle proteine che promuovono il rilascio di calcio nella cellula dai depositi. La sua concentrazione intracellulare si riduce e con essa la capacità della cellula di contrarsi e del cuore di pompare il sangue nel sistema circolatorio. Con la modulazione della contrattilità cardiaca si verifica una progressiva riattivazione di geni e proteine che regolano il rilascio del calcio nella cellula, aumentandone la disponibilità con un miglioramento della funzione del cuore. La modulazione della contrattilità cardiaca non è un’alternativa al pacemaker: i pacemaker servono per stimolare il cuore quando l’impulso elettrico spontaneo del cuore è bloccato e quindi il cuore si ferma o rallenta criticamente. Nello scompenso cardiaco, invece, il cuore batte spontaneamente, ma è ridotta la sua forza di contrazione e quindi perde la sua azione efficace di pompa. Nel cuore scompensato, infatti, è significativamente ridotta la produzione di alcune proteine contrattili che riducono sensibilmente la forza di contrazione del ventricolo sinistro.

Quali sono i benefici della modulazione della contrattilità cardiaca?

La modulazione della contrattilità cardiaca rappresenta una nuova opportunità di terapia elettrica per lo scompenso cardiaco cronico, che va stabilita caso per caso e secondo precise indicazioni dal cardiologo che ha in cura il paziente. La terapia con modulazione della contrattilità cardiaca è in grado di migliorare la contrattilità cardiaca (senza aumentare il consumo di ossigeno dei cardiomiociti) e di favorire il rimodellamento cardiaco inverso in pazienti con scompenso cardiaco scarsamente responsivi alla terapia ottimale dello scompenso. Evidenze di letteratura e studi clinici dimostrano ottimi risultati di questa terapia nel miglioramento dei parametri ecocardiografici di funzione cardiaca, nel miglioramento della qualità di vita e della tolleranza allo sforzo, e nella riduzione delle ospedalizzazioni e dei costi sociali associati allo scompenso cardiaco.

Com’è la vita con un dispositivo per la modulazione della contrattilità cardiaca?

Il dispositivo per la modulazione della contrattilità cardiaca è simile ad un pacemaker e non limita le abituali attività del paziente, anzi dopo l’impianto molti pazienti, sin dalle prime settimane, avvertono il cambiamento in positivo della loro qualità di vita. Le comuni attività quotidiane diventano più tollerate, ed anche la tolleranza allo sforzo aumenta, così come si riduce anche la frequenza delle ospedalizzazioni.
Al momento della dimissione il paziente riceve un kit di ricarica piccolo e molto semplice da utilizzare con una piccola placca da posizionare sul petto in corrispondenza del dispositivo. Il tempo di ricarica dura circa 40-60 minuti e si effettua una volta a settimana.

Il dispositivo, infatti, eroga uno stimolo elettrico elevato, che, anche se non avvertito dal paziente, equivale all’ energia erogata contemporaneamente da 300 pacemaker. Un normale pacemaker se funzionasse in questo modo durerebbe solo 3 mesi. Pertanto, la tecnologia consente al dispositivo di ricaricarsi e garantisce una durata di almeno 20 anni con una ricarica settimanale del dispositivo.
La terapia di modulazione della contrattilità cardiaca amplia l’orizzonte del trattamento dello scompenso cardiaco ed il nuovo dispositivo che sta per entrare nella pratica clinica, dotato sia della funzione di modulazione della contrattilità che di defibrillatore, aprirà un nuovo capitolo nel trattamento “elettrico” dello scompenso cardiaco.

Validato dal comitato scientifico AIAC

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