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AIAC saluta Massimo Santini


Pubblicazione: 20 Gennaio 2025


Tempo di lettura: 5-7 min


Cari Colleghi, qualche giorno fa è mancato Massimo Santini, Presidente Nazionale nel biennio 2004-2006 della nostra Associazione che era nata da pochi anni ed a cui ha dato un forte impulso consolidandone le fondamenta. La notizia della sua scomparsa è stata accolta con grande commozione in tutta la comunità cardiologica e in quella aritmologica in particolare. La sua figura carismatica, il suo appassionato impegno, la grinta che metteva costantemente nelle sue attività cliniche, scientifiche, associative sono state un grande stimolo ed un punto di riferimento per tanti di noi. Considerato che i suoi meriti ed i traguardi che ha raggiunto sono ben noti alla nostra comunità ci piace ricordarlo con le commoventi parole di Luca Santini che ne evidenziano il tratto umano. Sono convinto che anche Massimo, per come lo conoscevamo, avrebbe apprezzato. Ciao Massimo…

Sakis Themistoclakis Presidente AIAC a nome del Consiglio Direttivo Nazionale e di tutta la comunità aritmologica italiana

 

Il ricordo di Luca Santini

Lo scorso 9 gennaio ci ha lasciato Massimo Santini. Con lui se ne va un pezzo importante di storia della aritmologia italiana ed internazionale. Forse i più giovani non lo hanno mai conosciuto, la maggior parte di voi invece sicuramente lo ha incontrato almeno una volta nel proprio percorso. Alcuni sono stati suoi stretti collaboratori, altri addirittura amici e compagni di avventura, io lo conosco da quando sono nato, perché era mio zio e di fatto un secondo padre. Ho raccolto tanti messaggi in questi giorni, tutti bellissimi, molti commossi, da parte di colleghi, amici, collaboratori, allievi, infermieri, tecnici e molti pazienti. Ognuno ha espresso il suo personale ricordo, ma tutti alla fine mi hanno fatto comprendere la stessa cosa… e cioè che Massimo lasciava sempre un’impronta, una traccia capace di segnare, talvolta un momento preciso, altre volte, come nel mio caso, l’intera storia, di chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerlo. Tralascio il consueto excursus che si fa in questi casi su tutti i traguardi che ha raggiunto nella sua lunga e prestigiosa carriera e che molti di voi conoscono, perché in queste poche righe vorrei raccontare il lato umano di Massimo. Onestà, trasparenza, lungimiranza, autorevolezza, ma soprattutto empatia, generosità, umanità… in una parola carisma. Massimo era la persona più carismatica che io abbia mai conosciuto. Sapeva capire le persone, leggerne i talenti e valorizzare le precipue capacità di ognuno. Nel suo ruolo di direttore, presidente, collega, amico, fratello o zio, sapeva sempre dare il consiglio giusto. È sempre stato, in modo del tutto naturale, un modello di riferimento, sapeva indicare la strada ma poi lasciava che ognuno la percorresse con il suo passo. Un vero leader, che però ha sempre lavorato di squadra, dando l’esempio e a ciascuno il ruolo a lui più adatto. Massimo aveva sempre le idee chiare, o almeno così lasciava intendere. Del resto, chi si è trovato con lui a fare un’ordinazione al ristorante lo sa bene… che ci si trovasse al centro di Roma o nel remoto Giappone, l’ordine era sempre lo stesso: cotoletta alla milanese… e c’è chi proprio in Giappone, per poter finalmente provare il sushi locale, si è dovuto inventare una scusa per evitare di finire nell’ennesimo ristorante italiano all’estero. Massimo, come un giovane collega mi ha scritto in un messaggio affettuoso, era chiamato dai giovani specializzandi delle università romane: “Massimo, l’imperatore di Roma”, ma Massimo era anche quello che, come un’altra collega mi ha scritto, sulla sua carta intestata Pinaider ruvida, scriveva solo “Massimo Santini, Cardiologo”, senza titoli, non ne aveva bisogno. Massimo era un imperatore che però come password usava sempre la stessa chiave, la più importante della sua vita, “Grazia”, e che tutti conoscevano. Massimo nel suo essere un visionario-pragmatico era sempre diretto, chiaro, arrivava dritto al punto, ma era anche profondamente comprensivo e generoso. Nel lavoro, come nella vita, non metteva barriere o distanze, ma abbracciava, coinvolgeva, insegnava, incoraggiava, supportava; stimolava senza sosta, come un pacemaker… se andavi tranquillo avanti da solo si “inibiva”, se invece vacillavi o magari ti concedevi una pausa, arrivava implacabile, ma efficacissimo, lo spike! Massimo è stato un maestro per tanti di noi, e lo è stato con naturalezza e generosità, mai ergendosi da un piedistallo, ma sempre con il suo modo coinvolgente, travolgente, maieutico. Lui, che raccontava di quando era specializzando a Perugia e vedeva quelli che in teoria dovevano essere i suoi maestri, coprirsi le mani durante gli interventi per paura che gli si rubasse il mestiere, lui era quello che le mani le spalancava, che ti guidava passo dopo passo, arricchendo ogni gesto con spiegazioni e metafore illuminanti, rivelando senza gelosia o parsimonia ogni trucco e segreto. Non era facile stargli dietro, era esigente e quando necessario anche ruvido, ma sempre a ragione e mai in modo inappropriato. Era un motivatore eccezionale, un vero mentore. Per me poi, è stato un pungolo incredibile… vi faccio un esempio… a 19 anni, appena iscritto al primo anno di Medicina, mi portò una ventina di audiocassette Basf con le registrazioni di tutte le relazioni dell’ultima edizione del suo congresso internazionale Progress in Clinical Pacing, dicendomi di ascoltarle in macchina mentre andavo all’Università, così da iniziare a prendere contatto con quel fantastico mondo che è l’aritmologia e che ora rappresenta la mia vita professionale… ebbene caro zio, credo che sia giusto confessarti pubblicamente ora, che di quelle audiocassette non ne ho mai ascoltata nemmeno una… ma le ho usate tutte per registrarci sopra le mie compilation con le canzoni che passavano alla radio... Spero che perdonerai questo mio peccato giovanile… ma in fondo è anche per questo che non potrò mai nemmeno avvicinarmi al tuo livello. Massimo mi ha insegnato tanto, ma la cosa più importante che ho imparato da lui è il rispetto per il paziente. Ora che molti dei suoi pazienti sono diventati miei pazienti, è sorprendente scoprire quanto profondo sia il rapporto umano che era riuscito a instaurare con loro. Con la sua capacità innata di ascoltare, rassicurare, rincuorare, ha saputo costantemente dargli fiducia e speranza che per tantissimi di loro sono state le medicine più importanti. Ma Massimo, oltre che mentore, maestro, professore, direttore, per me è stato anche Zio Massimo, il mio padrino. Quando ero bambino, Zio Massimo era quello che tornava dai viaggi dai posti più remoti sempre con un regalo, che fosse un colbacco russo o una t-shirt di una squadra americana... e poi quando ero appena un po’ più grande, zio Massimo era quello che mi prestava la sua spider d’epoca e mi lasciava scorrazzare in giro per le strade di Roma a fare il fico, e poi ancora, ormai da adulto, zio Massimo era il compagno di vacanze memorabili, con lui c’erano le vacanze in barca, le traversate Ponza-Circeo a 35 nodi con gli schizzi in faccia, o le crociere alle Eolie, con lui c’erano le settimane bianche a Corvara, con quelle giornate meravigliosamente sempre uguali, con lui che sciava veloce davanti a tutti (era sempre stato un po’ scavezzacollo, almeno così diceva mia nonna…) e io che cercavo di stargli dietro, con le lunghissime pause nei rifugi per godersi le uova speck e patate con annesso pisolino al sole e poi riscendere a valle, levarsi gli scarponi e tappa fissa al Caffè Table per una cioccolata calda e una fetta di sacher… e proprio lì mi disse una volta una delle tante sue frasi che porto scolpite nel cuore…“Vedi Luca, la vita è fatta di grandi dolori, per questo è importante concedersi anche tanti piccoli piaceri…”. Potrei continuare all’infinito, dai congressi internazionali e gli acquisti compulsivi negli outlet americani o le sue estenuanti trattative nei mercatini di Hong Kong, alle combattutissime partite a biliardo o calcio balilla a Sutri…, zio Massimo era divertente e irresistibile… ma quello che mi piace ricordare di più e che vorrei condividere con voi alla fine di queste mio ricordo, inevitabilmente molto personale, è forse la sua frase più famosa che molti di voi che leggete gli avrete certamente sentito dire tante e tante volte con il suo inconfondibile accento romanesco, quelle quattro semplici parole con cui scardinava qualsiasi umano tentativo di autoindulgenza o appagamento e con cui proiettava con sé l’interlocutore ogni oltre ostacolo o incertezza ..: “E che ce vo’...” ecco allora invito chi lo ha conosciuto a ricordare quel sorriso malandrino e scanzonato e ad ogni eventuale difficoltà che la vita dovesse porre sul nostro cammino, proviamo a dire anche noi… “E che ce vo’…”

Luca Santini

Leggi l'articolo pubblicato sulla rivista Europace del professor Giuseppe Boriani in ricordo del Professor Massimo Santini.    

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