Veneto, il monitoraggio remoto diventa procedura rimborsabile
La Regione Veneto ha formalmente riconosciuto il monitoraggio remoto dei dispositivi impiantabili attribuendo alla prestazione una codifica e una modalità di rimborso. L'auspicio è che ora questo tipo di percorso si estenda anche alle altre regioni. Il commento di Gabriele Zanotto.
La Regione Veneto ha formalmente riconosciuto il monitoraggio remoto dei dispositivi impiantabili attribuendo alla prestazione una codifica e una modalità di rimborso, in una forma che segue i criteri proposti da AIAC nei documenti di HTA prodotti in questi anni. "Il fatto che una regione abbia consentito questo passaggio è sicuramente molto importante - ha commentato Gabriele Zanotto, cardiologo dell'Ospedale Mater Salutis di Legnago (Verona) tra i promotori di questa attribuzione. "Per il paziente è un vantaggio assoluto", ha aggiunto Zanotto. Ad esempio, i soggetti più anziani non saranno più costretti a recarsi in Ospedale per il controllo dei dispositivi ma potranno essere monitorati restando a casa o nella struttura che li ospita. Inoltre, alcune condizioni patologiche potrebbero essere riconosciute con un certo anticipo rispetto alle manifestazioni cliniche, permettendo così ai clinici di intervenire in modo tempestivo. "L'augurio e l'auspicio - ha concluso il cardiologo - è che adesso dalla Regione Veneto questo tipo di percorso si estenda anche alle altre regioni".
A questo link è possibile scaricare la relativa Deliberazione della Giunta Regionale del Veneto n. 478 del 23 aprile 2019, contenuta nel Bollettino Ufficiale n. 46 della Regione Veneto.