CRT-D: ventricolo destro e rischio aritmico
Sulla rivista della Heart Rhythm Society una nuova sottoanalisi dello studio MADIT-CRT chiarisce il ruolo delle dimensioni del ventricolo destro nei pazienti sottoposti a terapia di resincronizzazione cardiaca nella stratificazione del rischio aritmico.
Diverse evidenze concorrono nel dimostrare che la terapia di resincronizzazione cardiaca, oltre a ridurre la morbilità e mortalità nei pazienti con insufficienza cardiaca, protegga dall'insorgenza di tachiaritmie ventricolari. La spiegazione di questo effetto protettivo secondario è stata ricercata nel rimodellamento inverso del ventricolo sinistro indotto dalla terapia di resincronizzazione. Tuttavia resta da esplorare il ruolo del ventricolo destro in questo processo.
A partire dall'osservazione che il grado di disfunzione del ventricolo destro rappresenta un predittore indipendente dello sviluppo di aritmie maligne è ipotizzabile che anche un rimodellamento inverso del ventricolo destro indotto dalla terapia di resincronizzazione riduca il rischio aritmico. La dimostrazione di questa tesi viene dallo studio pubblicato su Heart Rhythm che per la prima volta ha valutato la relazione tra le dimensioni del ventricolo destro e gli effetti della terapia di resincronizzazione cardiaca (CRT-D) sul rischio di aritmie ventricolari maligne.
Nella fattispecie lo studio ha esaminato tre specifiche associazioni nei pazienti arruolati nello storico MADIT-CRT:
- l'associazione tra le dimensioni del ventricolo destro al baseline e il rischio di successive tachiaritmie ventricolari,
- l'associazione tra le dimensioni del ventricolo destro e gli effetti antiaritmici della CRT-D,
- l'associazione tra il rimodellamento inverso dopo CRT-D sul ventricolo destro e il rischio di successive tachiaritmie ventricolari.