L’ottimizzazione del pacemaker nella pratica
La tecnologia del pacemaker è sottoutilizzata in circa la metà dei pazienti che ricevono l'impianto. Le linee-guida per garantire un pacing fisiologico vengono seguite solo in quattro pazienti su dieci. Su Europace il risultati dell’analisi preliminare del registro internazionale OPTI-MIND.
I moderni pacemaker sono disegnati con una varietà di setting per la programmazione della stimolazione fisiologica personalizzabile per il singolo paziente. Tuttavia, i dati in letteratura riportano che l’80% circa dei device restano programmati alle impostazioni nominali di fabbrica, mentre solo il 12% dei pacemaker viene riprogrammato a un follow up a lungo termine.
Un interessante studio, pubblicato recentemente sulla rivista Europace, si è posto come obiettivo verificare in quale misura e secondo quale accuratezza nella pratica clinica corrente vengono applicate le linee guida per il pacing fisiologico. Gli autori spiegano che, attingendo ai dati dello studio osservazionale prospettico multicentrico OPTI-MIND sugli impianti di pacemaker, hanno potuto analizzare se venivano impostati o meni specifici setting del device in classi diverse di pazienti che garantivano il pacing fisiologico.
Basandosi sui dati in letteratura e sul recente aggiornamento delle linee guida HRS/ACCF, hanno definito i seguenti cinque principi che dovevano essere soddisfatti dalla programmazione del pacemaker per una stimolazione fisiologica, nelle diverse malattie del ritmo:
- conservazione della sincronia atrioventricolare,
- evitare la stimolazione non necessaria del ventricolo destro in pazienti senza blocco atrioventricolare,
- evitare la stimolazione atriale non necessaria alle frequenze normali sinusali,
- l’aumento della frequenza di stimolazione durante l’esercizio,
- evitare sintomi correlati all’ipotensione nelle sindromi neuromediate.