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Report del sondaggio sull'impianto di defibrillatori sottocutanei


Pubblicazione: 05 Marzo 2014


Tempo di lettura: 2-3 min


Il sondaggio sull'impianto di defibrillatori sottocutanei si proponeva di valutare l’opinione (va sottolineato che si tratta dell’opinione personale che non necessariamente riflette l’evidenza dei dati scientifici) dei cardiologi e aritmologi per quanto riguarda la sicurezza, efficacia e la metodologia d’impianto e di follow-up del defibrillatore sottocutaneo. Hanno partecipato al sondaggio 104 colleghi, prevalentemente dalla Lombardia (24%), Veneto (13%) ed Emilia Romagna (10%).

Tra i responders, il 60% era rappresentato da aritmologi interventisti, il 29% da cardiologi ospedalieri, il 5% da aritmologi clinici e il rimanente 6% da altra tipologia di specialisti. Una buona percentuale dei responders (43%) lavora in centri che impiantano defibrillatori sottocutanei ed un altro 26% lavora in centri che non impiantano ancora questo tipo di device, ma contano di iniziare presto; nei rimanenti casi i responders lavoravano in un centro che attualmente non impianta il defibrillatore sottocutaneo (29%) o che non è interessato ad iniziare l’impianto di questo device (2%).

Percezione sulla sicurezza, efficacia e metodologia d’impianto

Per quanto riguarda la percezione della sicurezza dell’utilizzo di questo device, la maggioranza dei responders ritiene che sia comparabile (49%) o superiore (14%) a quella del defibrillatore transvenoso; il rimanente 37% la ritiene invece inferiore. Per quanto riguarda l’efficacia, la stragrande maggioranza ritiene che il defibrillatore sia comparabile (73%) o superiore (3%) a quella del defibrillatore transvenoso, mentre il 24% lo ritiene inferiore. Per quanto riguarda la metodologia di impianto, circa la metà dei responders (49%) pensa che sia più semplice di quello transvenoso, mentre il 29% lo ritiene comparabile ed il rimanente 22% ritiene che sia più complesso. Inoltre, ben il 74% dei responders ritiene che ci sia una curva di apprendimento per eseguire l’impianto, ma che questa sia limitata a meno di 5 casi, mentre un ulteriore 18% ritiene che questa possa richiedere più di 5 impianti. Infine, per quanto riguarda la gestione della programmazione e del follow-up, questa appare comparabile a quella del device transvenoso per il 46% dei responders, più facile per il 43% e più complessa per l’11%.

Utilizzo e limiti all’espansione

Per quanto riguarda il candidato ideale all’impianto di defibrillatore sottocutaneo, si desume dalle opzioni di scelta multipla che il suo profilo è prevalentemente quello di un paziente giovane (<60 anni) con malattia dei canali ionici, che viene impiantato per prevenzione primaria della morte improvvisa; inoltre circa un quarto (24%) dei responders pensa che il candidato ideale sia un paziente già sottoposto ad estrazione di device per infezione o malfunzionamento. Infine, per quanto riguarda l’espansione della metodica nel proprio centro, la percentuale di coloro che ritengono che non via siano limiti (34%) è quasi equivalente a quella di coloro che ritengono vi siano limiti soprattutto per ragioni economiche (33%); solo il 12% dei responders vorrebbe più evidenze scientifiche per espandere la metodica di impianto di defibrillatore sottocutaneo nel proprio centro.

I risultati di altri sondaggi dell'AIAC

– Report del sondaggio sulla programmazione dei defibrillatori impiantabili – Report del sondaggio sulla programmazione dei pacemaker – Report del sondaggio sui device MRI conditional – Report del sondaggio sulla formazione elettrofisiologia ed elettrostimolazioneReport del sondaggio sulla stimolazione ventricolare da siti alternativi – Report del sondaggio sull’utilizzo di dronedarone nella fibrillazione atriale – Report del sondaggio sull’utilizzo della terapia anticoagulante orale

Validato dal comitato scientifico AIAC

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