L’obesità incontra la fibrillazione atriale
Una ricerca australiana pubblicata sul JACC conferma la stretta relazione tra obesità e fibrillazione atriale: l’eccesso di cellule adipose portano a modificazione anatomiche ed elettriche degli atrii strettamente correlate con l’insorgenza della fibrillazione atriale.
È semplice stabilire un’associazione tra due condizioni, più difficile è dimostrare che una condizione sia causa dell’altra. Se è quindi ormai verificato che obesità e fibrillazione atriale sono due condizione associate, non si è ancora capito quale legame le tenga profondamente unite. È l’obesità a causare la fibrillazione atriale? Oppure sono altre malattie spesso associate all’obesità, quali l’apnea ostruttiva notturna, l’ipertensione arteriosa e il diabete? Dei ricercatori australiani hanno cercato una risposta in uno studio sperimentale che ha voluto indagare nelle pecora come agisce l’obesità sul rimodellamento elettrofisiologico, elettroanatomico e strutturale degli atri.
Lo studio
Gli autori spiegano sul Journal of the American College of Cardiology di aver messo a confronto due gruppi di 10 pecore che per 36 settimane avevano seguito un diverso regime alimentare controllato al termine del quale le pecore del primo gruppo erano normopeso mentre quelle del secondo erano obese. La condizione di obesità di queste ultime è stata mantenuta per altre 36 settimane per raggiungere lo stato di obesità persistente.
A questo punto tutte le pecore sono state sottoposte a mappaggio elettrofisiologico ed elettroanatomico, a indagine diagnostiche ecografiche, a valutazione emodinamica e di imaging (con ecocardiografia e assorbiometria a doppio raggio X) e, infine, a valutazione istologica e molecolare. Sono stati misurati i voltaggi atriali, la velocità di conduzione e la refrattarietà, la vulnerabilità alla fibrillazione atriale, l’infiltrazione di grasso, lo sviluppo di fibrosi atriale e l’espressione del fattore di crescita trasformante TGF-b1 atriale.
Ne è emerso che rispetto alle pecore normopeso quelle cronicamente obese avevano:
- una quantità totale di grasso corporeo superiore (pesavano circa il doppio delle altre);
- volume e pressione dell’atrio sinistro più elevati ma senza nessuna differenza nella funzione ventricolare sinistra, volume maggiore dell’atrio sinistro e pressione della vena polmonare più alta, e anche pressione sanguigna sistemica più elevata;
- una ridotta la velocità di conduzione atriale con un’aumentata eterogeneità di conduzione;
- un aumento degli elettrogrammi frazionati (53% potenziali frazionati/doppi dell’atrio sinistro nelle pecore obese versus il 10,8% nelle pecore normopeso);
- un aumento dell’eterogeneità dei voltaggi e una riduzione dei voltaggi della parte posteriore dell’atrio sinistro;
- nessuna variazione del periodo refrattario effettivo e dell’eterogeneità del periodo refrattario effettivo;
- un maggior numero di episodi di fibrillazione atriale con una maggiore durata cumulativa durante la simulazione programmata.