Cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro
Uno studio statunitense pubblicato su Hearth Rhytm presenta un nuovo score elettrocardiografico di facile utilizzo per distinguere correttamente queste due forme di disturbi del ritmo: la cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro e la tachicardia ventricolare idiopatica.
La cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro è una malattia ereditaria caratterizzata da aree ipocinetiche a livello della parete libera del ventricolo destro o di entrambi i ventricoli, in cui il tessuto muscolare del miocardio è sostituito da tessuto fibroso o fibro-adiposo. Purtroppo rappresenta una importate causa di aritmie ventricolari e di morte improvvisa nei bambini e nei giovani adulti. La tachicardia ventricolare idiopatica che si origina dal tratto di efflusso del ventricolo destro è invece un disturbo relativamente benigno che si presenta in pazienti con un cuore strutturalmente normale.
Distinguere questi due disturbi del ritmo non è né semplice né immediato perché entrambi presentano una morfologia a tipo blocco di branca sinistro e asse inferiore. Di fronte a una caratterizzazione morfologica di questo tipo si pone dunque il quesito clinico se si tratta di una cardiopatia ventricolare destra aritmogena o piuttosto di una tachicardia ventricolare idiopatica.
Sulla rivista Hearth Rhytm, Kurt Hoffmayer e colleghi descrivono un semplice algoritmo che può arrivare in soccorso per risolvere questo quesito clinico di grande importanza orientando la distinzione della patologia alla base. L’algoritmo tiene in considerazione le caratteristiche ad un ECG a 12 derivazioni delle tachicardie ventricolari e/o dei battiti ectopici ventricolari provenienti dal tratto di efflusso del ventricolo destro e si basa sul calcolo di uno score di rischio che può arrivare a un massimo di 8 punti.
Il calcolo prende in considerazione la presenza di questi parametri nel tracciato elettrocardiografico:
- l’inversione dell'onda T nelle derivazioni anteriori da V1 a V3 durante il ritmo sinusale (3 punti),
- la durata del QRS in DI ≥ 120 ms (2 punti),
- la presenza di dentellatura/incisura (notching) nel QRS in derivazioni multiple (2 punti)
- la transizione nelle derivazioni precordiali in V5 o successiva (1 punto).