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Valutazione prognostica a lungo termine in atleti con aritmie ventricolari complesse


Pubblicazione: 18 Giugno 2025


Tempo di lettura: 2 min


Uno studio multicentrico ha valutato il ruolo prognostico di indagini invasive e non invasive in una coorte di 190 atleti (età mediana 28 anni; 82% uomini; 78% atleti agonisti) con extrasistolia ventricolare frequente o indotta dall’esercizio fisico e tachicardia ventricolare non sostenuta.

Uno studio multicentrico ha valutato il ruolo prognostico di indagini invasive e non invasive in una coorte di 190 atleti (età mediana 28 anni; 82% uomini; 78% atleti agonisti) con extrasistolia ventricolare frequente o indotta dall’esercizio fisico e tachicardia ventricolare non sostenuta. I soggetti sono stati classificati in due gruppi in base alla morfologia dell’aritmia ventricolare (VA) all’ECG: comune (n=99) e non comune (n=91). Il protocollo diagnostico includeva sistematicamente test da sforzo, risonanza magnetica cardiaca (94% dei casi) e studio elettrofisiologico con mappaggio elettroanatomico (87%).

Durante un follow-up mediano di 6,2 anni, 7 atleti (4%) hanno presentato eventi avversi maggiori (una morte improvvisa e aritmie ventricolari sostenute), verificatisi esclusivamente nel gruppo con morfologia VA non comune. Fattori significativamente associati agli eventi all’analisi univariata includevano: morfologia non comune della VA (p=0,003), mancata soppressione dell’aritmia sotto sforzo (p=0,049), induzione di TVNS/TV durante il test da sforzo (p=0,010), presenza di late gadolinium enhancement (p=0,045), aree cicatriziali elettroanatomiche (p=0,022) e inducibilità di VA sostenute allo studio elettrofisiologico (p<0,001). L’integrazione dei dati provenienti dagli esami invasivi ha migliorato la capacità prognostica rispetto ai soli parametri clinici e non invasivi (p=0,004 nei modelli annidati).

Un modello di classificazione basato su morfologia VA, presenza late gadolinium enhancement, risposta all’esercizio e mappaggio elettroanatomico ha permesso di stratificare efficacemente il rischio, identificando sottogruppi a prognosi favorevole. Tra gli atleti agonisti, il 68% ha riottenuto l’idoneità sportiva dopo tre mesi di detraining, ma solo il 28% ha proseguito l’attività a lungo termine.

Questi dati sottolineano l’utilità di un approccio diagnostico multimodale, che includa selettivamente anche test invasivi, per affinare la valutazione del rischio nei soggetti atletici con aritmie ventricolari complesse.

Fonte:
Compagnucci P, Casella M, Narducci ML, et al. Long-Term Risk Assessment in Athletes With Complex Ventricular Arrhythmias. Circ Arrhythm Electrophysiol. 2025 May 28:e013480. doi: 10.1161/CIRCEP.124.013480.

Validato dal comitato scientifico AIAC

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