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La patente di guida nei portatori di pacemaker o defibrillatore


Pubblicazione: 20 Ottobre 2025


Tempo di lettura: 3-5 min


Se sei un paziente o un familiare di un paziente con pacemaker o defibrillatore cardiaco (ICD) in questa pagina potrai trovare la risposta alle domande più frequenti.

Negli ultimi anni, un numero sempre crescente di persone in Italia1 e in Europa2 vive con un dispositivo cardiaco impiantabile, come un pacemaker o un defibrillatore (ICD), che consente di condurre una vita attiva e sicura.

Una delle domande più frequenti che i pazienti rivolgono al cardiologo dopo l’impianto del dispositivo è: Posso continuare a guidare?”

È importante, prima di tutto, distinguere tra i pazienti portatori di pacemaker e ICD. In generale, il rischio di andare incontro a un’aritmia significativa durante la guida è più elevato nei pazienti con defibrillatore rispetto a quelli con pacemaker. Nei portatori di pacemaker, eventuali problemi alla guida possono derivare da un malfunzionamento improvviso del dispositivo o dal dislocamento degli elettrocateteri, i fili che collegano il pacemaker al cuore. Quest’ultima eventualità, seppur rara, è più probabile nei primi giorni dopo l’impianto, quando il sistema non è ancora completamente stabilizzato. Per questo motivo, le principali limitazioni alla guida nei pazienti con pacemaker riguardano solo il periodo immediatamente successivo all’impianto. Nei pazienti portatori di defibrillatore, invece, le raccomandazioni sono più stringenti: in alcuni casi possono essere previste restrizioni temporanee o permanenti alla guida di autoveicoli, a seconda della situazione clinica e del tipo di patente posseduta.

In questa breve guida cercheremo di rispondere, in modo chiaro e aggiornato alle domande più frequenti dei pazienti, facendo riferimento alle norme italiane ed europee più recenti3, 4 e alle raccomandazioni dell’Associazione Italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione (AIAC) sull’idoneità alla guida dei pazienti portatori di dispositivi cardiaci impiantabili5.

Chi decide se posso guidare dopo l’impianto di un dispositivo cardiaco?

La valutazione dell’idoneità alla guida è regolata dal Decreto Legislativo 59/2011, aggiornato nel 2018 (Decreto del Ministero dei Trasporti del 26 gennaio 2018) in recepimento della Direttiva Europea 2016/1106.

Il medico che certifica l’idoneità alla guida può essere:

  • un Medico Certificatore Monocratico, cioè il Medico autorizzato ai sensi dell’art. 119 comma 2 del Codice della Strada. Si tratta di Medici delle Asl, militari e altri, definiti monocratici perché giudicano da soli. Sul sito Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è disponibile l’elenco aggiornato suddiviso per comune di tutti i medici abilitati (https://www.mit.gov.it/medici-abilitati-per-accertamento-requisiti-fisici-e-psichici-per-la-patente-di-guida)
  • la Commissione Medica Locale(CML), nei casi che richiedono una valutazione collegiale. Le Commissioni Mediche Locali sono strutture costituite presso le unità sanitarie di ogni capoluogo di provincia.

La differenza tra i due è importante! Per alcune condizioni è sufficiente la valutazione del Medico Certificatore Monocratico; in altre, è obbligatoria la Commissione Medica Locale.

Cosa significa “patente di Gruppo 1” e “patente di Gruppo 2”?

La legge distingue due categorie di conducenti:

  • Gruppo 1: conducenti con patenti di categoria AM, A, A1, A2, B, B1 e BE. Sono i conducenti che guidano veicoli leggeri per uso privato (es. automobile, motociclo, ciclomotore e quadriciclo).
  • Gruppo 2: conducenti con patenti di categoria C, CE, C1, C1E, D, DE, D1 e D1E e certificati professionali KA e KB. Sono i conducenti di veicoli pesanti o veicoli per uso professionale destinato al trasporto di merci e persone (autotrasportatori, autobus, taxi, NCC ecc.).
Posso guidare se ho un pacemaker?

Prima di rispondere, facciamo un po’ di chiarezza. Per la maggior parte dei pazienti portatori di pacemaker, l’impianto del dispositivo risolve in modo definitivo il problema del rallentamento del battito cardiaco (bradiaritmia) che aveva causato i sintomi iniziali. Quando il dispositivo funziona correttamente, il rischio di avere disturbi durante la guida legati al pacemaker o alla patologia che ne ha reso necessario l’impianto è molto basso. In generale l’idoneità alla guida dipende soprattutto da tre elementi: (1) Il corretto funzionamento del dispositivo, (2) l’integrità dei cavi (elettrocateteri) che lo collegano al cuore e (3) il livello di carica della batteria. Il rischio di malfunzionamento dell’intero sistema è stimato intorno all’1% all’anno, quindi molto basso. Il momento più delicato è subito dopo l’impianto, quando i cavi devono ancora stabilizzarsi. Anche se oggi molti pazienti vengono dimessi entro 24 ore, è importante non guidare fino al primo controllo medico, che di solito avviene dopo 8–10 giorni, insieme alla rimozione dei punti di sutura.

Nei pazienti già portatori di pacemaker che vengono sottoposti al cambio di generatore (la parte del dispositivo che contiene la batteria), la guida può essere ripresa in tempi brevi. Se invece viene eseguita una revisione degli elettrocateteri (ad esempio per riposizionarli o sostituirli) si applicano le stesse precauzioni previste dopo un impianto nuovo.

Quindi se ho un pacemaker posso continuare a guidare? La risposta è SI ma dipende dal tipo di patente:

  •  Gruppo 1 (uso privato) → valutazione da parte del Medico Certificatore Monocratico (con certificato del cardiologo pubblico): , di norma con validità ordinaria.
  •  Gruppo 2 (uso professionale) → valutazione da parte della Commissione Medica Locale (CML): , se ritenuto idoneo, di solito con validità ridotta.

Attenzione: nei pazienti “pacemaker-dipendenti” cioè quelli il cui battito cardiaco dipende interamente dal dispositivo o nei pazienti sottoposti a revisione/riposizionamento degli elettrocateteri, può essere raccomandata una sospensione temporanea dalla guida (circa una settimana per i conducenti privati, fino a quattro per quelli professionali).

Posso guidare se ho un defibrillatore (ICD)?

In questo caso la legge prevede restrizioni più rigorose, legate a diversi fattori. Il defibrillatore impiantabile (ICD) è un dispositivo salvavita che riconosce e interrompe rapidamente aritmie potenzialmente letali. A differenza del pacemaker, il paziente portatore di ICD resta, anche dopo l’impianto, potenzialmente a rischio di sviluppare aritmie gravi. In altre parole, l’ICD protegge da aritmie pericolose, ma il rischio di eventi purtroppo rimane;alcune aritmie e il loro trattamentotramite il defibrillatore,possono provocare una perdita di coscienza, e se ciò accade durante la guida la sicurezza del paziente e degli altri utenti della strada può essere compromessa. Per questo motivo,dopo l’impianto di un ICD sono previste limitazioni alla guida. La possibilità di tornare alla guida dipende da diversi elementi: il motivo dell’impianto, se inprevenzione primaria(ICD impiantato in pazienti ad alto rischio di aritmie gravi, anche senza episodi precedenti) o inprevenzione secondaria(ICD impiantato dopo un episodio aritmico grave o un arresto cardiaco per prevenire recidive), il tempo trascorso dall’intervento o dall’ultimo episodio aritmico, e il tipo di patente posseduta, privata o professionale. In generale, chi possiede un ICD può tornare a guidare dopo un periodo di sospensione stabilito per garantire la sicurezza. Tuttavia,i guidatori professionali (Gruppo 2) non possono più guidare a scopo lavorativo per motivi di sicurezza pubblica.

Nei pazienti con patente per uso privato (Gruppo 1) nei primi giorni dopo l’impianto di un ICD esiste un piccolo rischio di complicanze, come lo spostamento degli elettrocateteri. Inoltre, subito dopo l’intervento o a seguito di uno shock del dispositivo, il rischio di nuove aritmie è più elevato, per poi diminuire gradualmente nel tempo. Per questo motivo, viene previsto un periodo di sospensione dalla guida: in caso di impianto in prevenzione primaria la sospensione dura circa 1 mese, mentre per l’impianto in prevenzione secondaria o dopo uno shock appropriato del dispositivo è di circa 3 mesi. Se il paziente ha ricevuto uno shock inappropriato, è necessario attendere fino a quando non vengono adottate misure per prevenire nuovi shock. Anche dopo la sostituzione dell’ICD senza revisione degli elettrocateteri è consigliata una sospensione di circa 1 settimana, mentre se è stata effettuata una revisione degli elettrocateteri la sospensione si estende a 4 settimane.Questi periodi servono a garantire la sicurezza del paziente e degli altri utenti della strada.

Il giudizio finale sull’idoneità alla guida viene rilasciato dalla Commissione Medica Locale che può avvalersi del parere di uno specialista cardiologo appartenente a una struttura pubblica. La valutazione si basa sulla documentazione clinica aggiornata, sul corretto funzionamento del dispositivo e sull’assenza di episodi aritmici recenti.Infine, è importante ricordare che la segnalazione dell’impianto alla Motorizzazione Civile è responsabilità del paziente, non dell’Ospedale. Comunicare tempestivamente la presenza del dispositivo è essenziale: in caso di incidente, la mancata segnalazione potrebbe compromettere la copertura assicurativa.

In sintesi, se ho un defibrillatore posso guidare?

  •  Gruppo 1 (uso privato): valutabile dalla CML →Possibile, ma solo dopo valutazione collegiale e con le tempistiche sopra riportate.
  •  Gruppo 2 (uso professionale): valutabile dalla CML →Non consentita(necessario declassamento a patente di Gruppo 1).
Perché queste differenze tra pacemaker e defibrillatore?

La guida richiede che non vi siano rischi improvvisi di perdita di coscienza e quindi di controllo del veicolo. In chi ha un defibrillatore o un pacemaker, la possibilità (anche rara) di malfunzionamenti o di aritmie gravi impone prudenza. Le norme italiane ed europee cercano quindi dibilanciare sicurezza stradale e qualità di vita del paziente.

Quali documenti devo portare alla visita di idoneità?

Per permettere al medico di valutare correttamente la tua idoneità alla guida, è fondamentale presentare la documentazione più aggiornata possibile, in particolare:

  • Referto di visita cardiologica recente (entro 90 giorni) con i dati ecocardiografici;
  • Referto dell’ultimo controllo del dispositivo (pacemaker o ICD) effettuato di persona o tramite il controllo da remoto.

Portare questi documenti aiuta il medico o la CML a valutare lo stato clinico attuale, il corretto funzionamento del dispositivo e a stabilire eventuali restrizioni o raccomandazioni per la guida in sicurezza.

Quanto dura la patente dopo la visita?
  • Se la valutazione è fatta dal Medico Certificatore Monocratico: la patente mantiene la validità ordinaria prevista dall’art. 126 del Codice della Strada.
  • Se la valutazione è fatta dalla Commissione Medica Locale: la Commissione può stabilire una validità ridotta della patente, di norma fino a 2–3 anni, in base alla situazione clinica del paziente e al tipo di dispositivo impiantato.

Questa differenza serve a garantire un monitoraggio più attento nei casi a rischio, mantenendo la sicurezza del paziente e degli altri utenti della strada.

Dopo l’impianto o la sostituzione del dispositivo, quando posso tornare a guidare?

Per rispondere nel dettaglio a questa domanda riportiamo le raccomandazioni dell’Associazione Italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione (AIAC) sull’idoneità alla guida dei pazienti portatori di dispositivi cardiaci impiantabili.

Legenda: ICD, cardiovertitore-defibrillatore impiantabile; PM, pacemaker. *Guidatori privati definiti come guidatori di moto o macchine o piccoli furgoni <3.5 tonnellate o veicoli che non superano gli 8 passeggeri escluso il guidatore (patenti A, B, BE). Guidatori professionali definiti come tutti gli altri (patenti C, D, CE, DE, KA, KB).

Cosa succede se rifiuto l’impianto di pacemaker o defibrillatore?

Ilrifiuto, in presenza di una chiara indicazione medica,comporta un elevato rischio di aritmie gravi e perdita di coscienza. In questi casi il pazientenon è idoneo alla guidafino all’avvenuto impianto o a una revisione clinica della decisione. In presenza, pertanto, di patologie cardiovascolari significative, come quelle che giustificherebbero l'impianto di un pacemaker o di un ICD, la Commissione Medica Locale è responsabile della valutazione dell'idoneità alla guida.

Attenzione!Dichiarare eventuali patologie cardiache o la presenza/assenza di un dispositivo (pacemaker o ICD) non serve solo a rispettare la legge: è fondamentale per proteggere te stesso e gli altri. In caso di incidente, l’omissione può comportare la perdita della copertura assicurativa, seri problemi legali e la sospensione della patente, perché la legge considera questo comportamento gravemente rischioso.

Cosa succede se ho un loop recorder (ILR)?

Il loop recorder, a differenza del pacemaker o ICD, non cura le aritmie ma serve solo a registrarle. Finché non è concluso il percorso diagnostico e non si conosce la causa dei sintomi, l’idoneità alla guida deve essere valutata dalla CML in modo prudenziale.

Conclusioni

La maggior parte dei pazienti portatori di pacemaker o defibrillatore può continuare a guidare in sicurezza seguendo le indicazioni del medico, ad eccezione dei conducenti professionisti di Gruppo 2 portatori di defibrillatore, per i quali la sospensione della guida è permanente. È fondamentale rispettare i periodi di sospensione previsti dopo l’impianto, la sostituzione del dispositivo o uno shock dell’ICD, e portare sempre con sé la documentazione aggiornata. Dichiarare la presenza del dispositivo non è solo un obbligo di legge, ma serve a proteggere te stesso e gli altri. Con un adeguato follow-up, il dialogo costante con il cardiologo e i controlli periodici, la maggior parte dei pazienti con pacemaker o defibrillatore può continuare a condurre una vita attiva, mantenendo sicurezza e qualità della vita anche alla guida.

Bibliografia

  1.  Proclemer A, Zecchin M, Zanotto G, Gregori D, De Ponti R, D’Onofrio A. [The Pacemaker and Implantable Cardioverter-Defibrillator Registry of the Italian Association of Arrhythmology and Cardiac Pacing – Report 2022]. G Ital Cardiol (Rome) 2023;24(10):844-848.
  2.  Defaye P, Biffi M, El-Chami M, Boveda S, Glikson M, Piccini J, Vitolo M. Cardiac pacing and lead devices management: 25 years of research at EP Europace journal. Europace 2023;25(8).
  3.  Vijgen J, Botto G, Camm J, Hoijer CJ, Jung W, Le Heuzey JY, Lubinski A, Norekvål TM, Santomauro M, Schalij M, Schmid JP, Vardas P. Consensus statement of the European Heart Rhythm Association: updated recommendations for driving by patients with implantable cardioverter defibrillators. Eur J Cardiovasc Nurs 2010;9(1):3-14.
  4.  Imberti JF, Vitolo M, Proietti M, Diemberger I, Ziacchi M, Biffi M, Boriani G. Driving restriction in patients with cardiac implantable electronic devices: an overview of worldwide regulations. Expert Rev Med Devices 2020;17(4):297-308.
  5.  Palmisano P, Guerra F, Bisignani G, Forleo GB, Landolina M, Soldati E, Stabile G, Zanotto G, Berisso MZ, De Ponti R, Boriani G, Ricci RP. [Position paper of the Italian Association of Arrhythmology and Cardiac Pacing (AIAC) on driving by patients with cardiac implantable electronic devices]. G Ital Cardiol (Rome) 2020;21(10):819-825.

A cura di

Marco Vitolo
Struttura Complessa di Cardiologia, Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, AOU Policlinico di Modena

BIOGRAFIA

Il Dottor Marco Vitolo è Cardiologo e Ricercatore Universitario presso la Divisione di Cardiologia del Policlinico di Modena (Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia). Si è specializzato in Malattie dell’Apparato Cardiovascolare e ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Medicina Clinica e Sperimentale presso la stessa Università, ottenendo in entrambi i casi il massimo dei voti e la lode. La sua attività clinica e di ricerca è focalizzata sullo studio e la gestione delle aritmie cardiache, in particolare la fibrillazione atriale, lo scompenso cardiaco e le tecnologie per il monitoraggio dei pazienti con dispositivi cardiaci impiantabili. È autore o co-autore di oltre 140 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali peer-reviewed ed è Fellow della European Society of Cardiology (FESC).

Per la Società Italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione (AIAC) ricopre da oltre due anni il ruolo di Chairman della Task Force “Hands-On Monitoraggio Remoto per tecnici ed infermieri”, progetto nazionale volto alla formazione e alla diffusione delle competenze sul controllo remoto dei dispositivi cardiaci impiantabili. È coinvolto inoltre in progetti di ricerca europei nell’ambito della fibrillazione atriale e dell’intelligenza artificiale applicata alla medicina cardiovascolare. Ha ricevuto negli anni diversi premi e riconoscimenti per l’attività scientifica e attualmente ricopre il ruolo di Associate Editor per la rivisita internazionale di aritmologia EP Europace. Svolge regolarmente attività didattica in qualità di Docente universitario nei corsi di laurea dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

Daniele Pettorelli
Infermeria Presidiaria di tipo “B” di Modena dell’Esercito Italiano –Servizio Infermeria – Ambulatorio di Cardiologia

BIOGRAFIA

Il Dottor Daniele Pettorelli è Cardiologo e Ufficiale Medico dell’Esercito Italiano in servizio permanente effettivo presso l’Infermeria Presidiaria di Modena, già Capo Servizio Cardiologia presso il Poliambulatorio Militare poi Infermeria Presidiaria di Firenze e consulente cardiologo del Centro Sanitario Aviotruppe della Brigata Paracadutisti "Folgore" nell’ambito della valutazione idoneativa all’aviolancio militare.
Si è laureato in Medicina e Chirurgia con lode presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia nel 2010 e, presso lo stesso Ateneo, ha conseguito il diploma di specializzazione con lode in Malattie dell’Apparato Cardiovascolare nel 2017. Consulente e cultore in materia di Cardiologia dello Sport ha conseguito nel 2018 il master di Il Livello in Cardiologia dello Sport presso l’Università degli Studi di Padova e nel 2021 il master di Il Livello in Ecocardiografia di Base ed Avanzata in Cardiologia dello Sport presso l’Università degli Studi di Siena. E’ istruttore di BLSD AHA ed in possesso del diploma di Formazione Specifica in Medicina Generale.

Ha esperienza più che decennale nell’ambito della medicina certificativa essendo sia Medico Certificatore Monocratico ex Art. 119 comma 2 del CdS, sia componente di Commissione Medica Locale ex Art. 119 comma 4 del Cos per le sedi di Modena, Arezzo e Montelupo Fiorentino. Già delegato della Società Italiana Medicina Certificativa ETS (SIMCe ETS) per la Regione Toscana, membro della Commissione SIMCe per i rapporti con l’Università e responsabile della Commissione SIMCe per la formazione, dal 2024 ricopre l’incarico di Vicepresidente nazionale SIMCe.

Validato dal comitato scientifico AIAC

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