Nefropatia da contrasto, non meglio con atorvastatina
L’impiego, a breve termine, di dosi elevate di atorvastatina non sembrerebbe ridurre l'incidenza di nefropatia indotta da mezzi di contrasto (Cin), in pazienti affetti da malattie renali croniche. A chiarire la controversia relativa all’effetto protettivo di terapie con statine nei confronti dello sviluppo di Cin in pazienti con insufficienza renale e sottoposti ad angiografia e/o angioplastica, è un gruppo di ricercatori italiani della Divisione di Cardiologia, Ospedale Misericordia e Dolce di Prato.
Oltre 300 individui, con clearance della creatina < 60 ml/min, sono stati randomizzati a ricevere atorvastatina (80 mg/giorno) oppure placebo, 48 ore prima e dopo l’esposizione al mezzo di contrasto. A tutti i partecipanti è stata, inoltre, praticata idratazione salina intravenosa e somministrazione orale di acetilcisteina (1,2 g due volte/giorno). Episodi di Cin, definita come un aumento assoluto della creatina sierica, pari o superiore a 0,5 mg/dl, entro 5 giorni dall’intervento, si sono registrati nell’11% del gruppo placebo e nel 10% di quello trattato con atorvastatina. Alterazioni persistenti della funzionalità renale, definite come l’incremento, a un mese, della creatina basale di un valore pari o superiore al 25%, si sono osservate nel 30% dei controlli e 31% del gruppo atorvastatina.
Fonte: Am J Cardiol. 2010 Feb 1;105(3):288-92